La Confederazione ha detto no agli stranieri e il ”Corriere” se ne lagna

La Padania, 29 settembre 2004.Il tema della Cittadinanza agli stranieri deve avere toccato un nervo scoperto al Corriere della Sera. Che ci fosse un diffuso senso di malessere di fronte alla sensazione dell’intenzione di voto dell’elettorato svizzero lo si era già ripetutamente avvistato nell’arco della settimana; dalla sottolineatura dei manifesti contro la “naturalizzazione di massa”, targati come estremisti, ai variati e sfavorevoli commenti sulla eventuale chiusura nazionalista svizzera. Ma che proprio il voto degli elettori elvetici non andasse giù alla redazione del quotidiano milanese (nel senso di ubicazione geografica, s’intende…) se n’è ha avuta la prova oggi: da una parte il servizio dell’inviato Costantino Muscau che definisce sconfitti i “[…] fautori dell’apertura, dell’integrazione, della tolleranza […]”, dall’altra una autentica gemma, una intervista a tal Lodovico Valsecchi, trombato  all’esame sulla storia della Svizzera per l’ennesima volta che sperava nel Referendum per essere ripescato, graziato, condonato (tipico fenomeno di folclore italiano). Torniamo per un attimo al Muscau: l’equazione fatta è semplice, votare sì alla naturalizzazione facile sarebbe stato un gesto di civiltà, di tolleranza, di amicizia fra i popoli; votare no, come si è verificato, significa essere incivili, intolleranti, pavidi ed egoisti (altro termine utilizzato nell’editoriale del Gaspare Barbiellini Amidei). Se ne deriva che per il Muscau gli svizzeri sono un popolo chiuso, intollerante, negretto. Orbene, a questo punto urge una precisazione: quali sono le condizioni intolleranti ed incivili ed egoistiche per poter ottenere la cittadinanza svizzera? I requisiti sono tre: soggiornare nella Confederazione da almeno 12 anni, non essere un pericolo per la Comunità, conoscere la storia della Svizzera. Ce n’è da crogiolarsi per i difensori dei diritti umani.
Davvero. Non avrei paura a definire queste norma addirittura al limite con il più becero nazionalismo… Ma torniamo al valoroso Valsecchi. Il Valsecchi è quello che è stato silurato poco tempo fa perché non ha saputo rispondere ad una domanda sulle vecchie stalle di Thalwill. L’italiano dichiara che “Sapeva già al 100% che sarebbe stato bocciato”, che “il Referendum era la sua ultima possibilità di chiedere la cittadinanza senza esami Astrusi (sì, proprio così: astrusi, forse astrusi quanto questa parola ormai in procinto di scomparire anche dai dizionari di italiano contemporaneo, ndr)” e che naturalmente “Resta orgogliosamente italiano”. Bene. Si evince dal racconto che il Valsecchi soggiorna in Svizzera da 35 anni: adesso, è risaputo che la professione di tassista contempla anche numerosi tempi morti, in attesa di una chiamata. Tempi forse utili per dare una piccola guardatina alla storia dei Cantoni, forse… 35 anni per studiarsi un po’ di storia svizzera deve essere stato un periodo di tempo davvero esiguo.
“Eppure sul Guglielmo Tell ero andato bene” forse perché quello l’hanno conosciuto anche i sudafricani guardando la televisione. Non Svizzera. Usciamo dal paradosso, torniamo al Corriere: perché il quotidiano attacca così ferocemente una legge straniera espressa tramite consenso popolare? Forse che la democrazia sia divenuta tutta d’un tratto indigesta? Forse che la democrazia quando esprime valori anti-globalisti sia una democrazia di serie B? Forse che il piagnisteo italico per il condono sia una valore da inserire tra quelli sui diritti inalienabili dell’uomo delle Nazioni Unite? Oppure forse che una Comunità, con profonde radici storiche, con una storia di democrazia che parte da tempi remoti, prima che qualsiasi delle democrazie moderne fosse neppure lontanamente immaginabile, decida, in modo democratico tramite un referendum democratico di difendere la propria identità linguistica, sociale, storica, con il solo mezzo della libera espressione pacifica, confermando condizioni del tutto ed in tutto civili, sagge, ragionevoli, ma precise, sia un elemento di disturbo? Forse che l’identità stessa di un popolo, che i valori secolari a cui fa riferimento, ed una comunità che tenacemente e democraticamente e pacificamente si stringe per difenderli dia fastidio? La democrazia è democrazia solo quando annienta e distrugge e fa tabula rasa delle identità, filosofie di vita, lingue, culture, tradizioni, modi di vivere differenti? Sorge il dubbio che per il Corriere sia proprio così.

Fabio Ghezzi

Pubblicato su la Padania, versione cartacea, mercoledì 29 settembre 2004.

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