Lo scrittore il cui nome è segreto, recensione di Feha Gìbuss sul ”IL GIORNO”

Feha Gìbuss e il Libro della Profezia
Lo scrittore il cui nome è segreto
Il suo misterioso romanzo è ambientato fra Monza, Milano e l’Aldilà

Può capitare di imbattercisi mentre si passeggia al parco, su una di quelle panchine piazzate dietro la Villa Reale. Oppure in un bar del centro, su un tavolino. O addirittura mentre si gira per Milano, magari in Piazza Duomo o alla stazione Centrale. Si tratta di un libro e il suo titolo è davvero curioso: “Feha Gìbuss e il Libro della Profezia”. Sulla copertina c’è un disegno: un ragazzino che legge un libro insieme a un cane. Solo che il cane ha due ali bianche, da angelo. Il nome dell’autore, però, è di sicuro la cosa più misteriosa di tutte: Ewn Garaban’. Chi è? La succinta biografia sulla quarta di copertina non aiuta molto di più a dipanare le nebbie. “A Ewn Garàbandal… fu concesso di vedere la luce il 29 maggio dell’Anno Domini 1978, in terra di Munscia. Crebbe e visse in un luogo denominato “malcantùn” (che significa “Luogo Nefasto”) perché in esso, a causa d’oscurità e nebbia, fu sempre propizio tendere agguati…”.

L’INCONTRO con l’autore – reso possibile dalla sua casa editrice, la Mursia – trasmette una sensazione a metà fra il mistero e una timidezza ai limiti della ritrosia. Perché Ewn Garabàn (o Garàbandal nella versione completa) è un ragazzo in carne e ossa di 29 anni (nella foto Ferranti). Ha gli occhi chiari, e i modi educati, però non si lascia fotografare e concede poco o nulla dei suoi dati biografici. “Il mio nome non è importante, non mi interessa che compaia sulla copertina del libro. Mi interessava solo scriverlo, il libro, e vederlo pubblicato.” E il libro in questione è davvero molto particolare, innanzitutto perché al giovane autore brianzolo, al suo debutto, è venuta la trovata di ambientare un libro di genere fantasy in una dimensione a metà fra realtà lombarda – le strade di Milano (e di Monza) – e mondo degli Angeli. “Il protagonista – conferma – è un ragazzo di Milano, Feha Gìbuss, che si muove fra il mondo terreno e l’Aldilà”. Grazie alla scoperta di uno stranissimo libro, si troverà catapultato che scorre parallelo a quello che ci circonda, popolato di angeli combattenti e saggi in lotta con i demoni, dove il tempo non scorre normalmente e per diventare Angeli Custodi bisogna frequentare una dura scuola.

“FEHA – spiega Ewn – ha il compito di andare a riaprire i varchi fra le due dimensioni, che sono stati chiusi dai demoni che si nutrivano della azioni malvagie degli uomini. E a dargli la mano c’è il sua cane, che in realtà è proprio il suo angelo custode.” Quel che è certo è che ci voleva coraggio a inventare una saga fantastica nel mondo degli Angeli Custodi. Per farlo, l’autore ha compiuto ricerche accuratissime. I “suoi” angeli sono perfettamente in linea con l’iconografia cattolica, aspetto fisico e tutto il resto. E a inframmezzare le sezioni in cui è diviso il libro, ci sono autentiche preghiere dedicate agli Angeli. “Sono cattolico – spiega cauto l’autore, che teme e rifugge le facili etichettature – ma la religione è un fatto privato. Semplicemente, la tradizione del fantasy è anglosassone e volevo fare qualcosa di nuovo. Volevo scrivere un libro che mi divertisse e che potesse piacere ai lettori di tutte le età, con un linguaggio semplice e immediato”. Cavargli dati biografici più precisi è difficilissimo. Si scopre soltanto che suo padre lavora nell’edilizia, sua madre è casalinga e ha un fratello minore. E il nome Ewn Garàbandal? “L’ho scelto perché suonava bene musicalmente e volevo che anche il mio nome evocasse il mondo di cui stavo scrivendo, la mia identità non era importante. Anche la casa editrice, quando ha scoperto che non volevo firmarmi con il mio vero nome, è rimasta stupefatta. Ma alla fine ha accettato.”
La storia dell’autore è la storia soprattutto di un grande sogno. “Ho sempre voluto scrivere, sin da quando avevo tre anni. A sei anni disegnavo fumetti. Ho sempre amato leggere. E dopo la laurea, che ho preso al Politecnico (è designer, ndr), ho deciso che se non avessi provato subito a diventare uno scrittore, non ce l’avrei fatta più. E mi sono messo a scrivere questa saga. Anche i disegni all’interno del libro sono miei, ho sempre amato dipingere, fotografare, scolpire. Quanti i libri previsti? Nove”. Come gli Ordini Angelici. “Scrivo da metà pomeriggio a notte inoltrata. Ma di giorno non scrivo mai a casa, devo stare sempre in giro. E allora scrivo, sul mio computer portatile, nei posti più disparati.

ORIGINALE Si tratta di un’opera fantasy ambientata nel mondo degli angeli custodi

AL BAR dell’Ikea, in treno, in biblioteca. Mi piace stare in mezzo alla gente, proprio perché la scrittura è un atto di grande solitudine. Il chiacchiericcio della gente mi invoglia. Per questo libro ci ho messo 4 mesi, più altri 7-8 per rivederlo.” A storia della pubblicazione ha dell’eccezionale. Il giovane brianzolo inizialmente si era affidato a una minuscola casa editrice veneta, fallita però dopo poco tempo. E mentre Ewn Garàbandal stava già scrivendo il seguito della sua epopea in una biblioteca di Vimercate, gli è arrivata la telefonata che meno si sarebbe atteso: quella della Mursia. Il suo libro aveva infatti cominciato a vivere di vita propria, passando di mano in mano da un piccolo gruppo di appassionati a lui del tutto sconosciuti. “Finché una copia ciclostilata è finita in mano a una collaboratrice della Mursia, che se ne è innamorata. Sono riuscito a farmene spedire una fotografia perché quasi non ci credevo.” Come andranno le vendite di “Feha Gìbuss e il Libro della Profezia” ancora non è dato a sapere. Quel che è certo, però, è che almeno per il momento Ewn Garàbandal ce l’ha fatta.


“MA IO AMO SOLO TOLSTOJ” Un condensato di contraddizioni, almeno apparenti. L’autore confida infatti di non essere appassionato di libri fantasy (“Harry Potter non l’ho mai letto, del Signore degli Anelli ho visto il film, il libro non credo di averlo finito”) e di coltivare piuttosto una passione assoluta per i grandi romanziari dell’800 russo, da Tolstoj a Dostoevskij. Ha una fidanza e tanti amici che fanno il tifo per lui, “ma non amano leggere; non hanno letto neppure il mio libro”.

Fonte: IL GIORNO, copia cartacea, 27 maggio 2007.


Autore: Dario Crippa

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